Michelle, dovremmo forse biasimarti per esserti fatta un selfie ad Auschwitz?
Michelle, dovremmo forse biasimarti per esserti fatta un selfie ad Auschwitz?
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Ispirata a una storia vera, quest'opera teatrale mette in discussione il nostro rapporto con i social network e la memoria.<p> Nel 2014, una foto ha scatenato uno scandalo online: un selfie pubblicato sui social media di una ragazzina sorridente in posa ad Auschwitz. Tre anni dopo, questa notizia digitale è diventata la base per l'opera teatrale di Sylvain Levey. Con questo lavoro corale ispirato a una storia vera, ci invita a esaminare – e giudicare – la società ossessionata dall'immagine che abbiamo creato. Attraverso una struttura drammatica che gioca sull'immediatezza di internet, smantella il meccanismo della frenesia virtuale, che rasenta la molestia.</p>
